Praguebiennale 3
Glocal and outsiders : connecting cultures in Central Europe

May 24 – September 16, 2007
Prague

Comunicato
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Der Prozess. Memoria collettiva e storia sociale
A cura di Marco Scotini


“Qualcuno doveva aver calunniato Joseph K. perché, senza aver fatto niente di male, una mattina fu arrestato”
Kafka, Der Prozess


Luca Frei e Ian Tweedy partecipano alla terza edizione della Biennale di Praga, all’interno della sezione Der Prozess. Memoria collettiva e storia sociale, curata da Marco Scotini, con il contributo di Andris Brinkmanis.

Luca Frei si presenta con uno spazio costituito da tre pareti nere: una sorta di lavagna, che appare idealmente congeniale ad un artista che ha più volte indagato il tema dell’educazione. Su una di queste pareti, Frei delinea una sedia e un tavolo con il piano leggermente inclinato, che l’artista fa affiorare attraverso l’utilizzo di uno scotch, che ha staccato dopo aver dipinto la parete di nero. Il motivo ispiratore di questa immagine messa in scena da Frei vuole essere Kafka, e in particolare degli schizzi abbozzati dallo scrittore ceco su un taccuino, che rappresentavano una figura maschile stilizzata, ripresa in curiosi atteggiamenti e, in un caso, seduta ad un tavolo.

Il lavoro presentato dall’artista ruota attorno al tema della libertà dell’individuo dalla coercizione esercitata dal sistema economico e sociale. In questo senso, con la sua instabilità e il suo alludere ad una dimensione di apertura al dialogo, il lavoro rappresenta la difficile sfida di opporsi a chi nega la libera espressione. Sulla parete di fondo, l’artista pone dei manifesti con delle scritte, a lettere maiuscole, in bianco su nero come fossero tracciate con il gesso, che creano degli interrogativi, invitando alla riflessione.

 

“Where do we find the knowledge we need?” ( “Dove possiamo trovare la conoscenza di cui abbiamo bisogno?”), “How do we use the information we collect?” ( “Come possiamo utilizzare l’informazione che raccogliamo?”) sono alcune delle domande poste, caratterizzate da un’estrema durezza. Oppure l’artista sceglie parole a cui conferisce una connotazione forte, come nel caso di “exit” o della reiterazione della parola “years”. Frei presenta poi otto lavori su carta che costituiscono dei manifesti, caratterizzati da elementi che trovano radice nel Costruttivismo.

 

L’artista decide di firmarli con il nome “Gruppo Parole e Immagini”, definizione che crea nel 2004. Chiamando in causa il concetto di gruppo, Frei intende offrire una sorta di apertura, immaginando che il suo lavoro, dalla forte connotazione sociale, possa nascere da una ricerca aperta, da un impegno comune. In uno di questi manifesti, tre figure umane estremamente stilizzate e collegate tra loro sono accostate ad una frase: “A delirium that rises from a world of mud” (“Un delirio che ascende da un mondo di fango”): in contrasto con l’estrema leggerezza data dall’uso dell’acquarello e dalla scelta dei colori, sembra delinearsi con ancora maggiore forza il pensiero dell’artista.

“Antidotes” è la scritta a caratteri cubitali posta nella parte alta di un lavoro che rappresenta una figura maschile che tiene in mano un libro e alza l’altro braccio verso dei volumi che sembrano gettati in aria, quasi ad indicare che la cultura, l’educazione, possa costituire “un antidoto” al senso di vuoto che connota la realtà attuale.

Anche Ian Tweedy è presente in Der Prozess. L’artista realizza Monument # 3, un Wall Drawing sulla parete esterna dello spazio riservato alla sezione, costituendo un’ideale apertura e una sorta di delimitazione al lavoro degli artisti. Tweedy traccia su questo muro un reticolato e rappresenta un uomo che tenta di valicarlo. Il lavoro dà rappresentazione al tentativo di superare una barriera ed entrare nella storia oppure al fuggire da essa. L’artista, nato a Hahn, vicino a Francoforte, in una base militare americana, è vissuto per molti anni spostandosi da un campo all’altro.

 

In conseguenza a questo, è un giovane uomo che avverte la mancanza di radici, che lo porta ad affermare di essersi sempre sentito straniero nei luoghi in cui è vissuto. Ha iniziato come graffitista e street artist per poi passare alla realizzazione di Wall Drawings, in cui dà rappresentazione a immagini sociali tratte dalla storia, ritratti di collettività prese in prestito da riviste come “Life” e “Storia illustrata”.

Tweedy spiega che come l’intervento del graffitista su muro avviene sopra una stratificazione di manifesti, scritte e spray, il suo intervenire su copertine di vecchi libri, mappe, documenti e fotografie che rappresentano e documentano “una storia oggettiva”, nasce dal volere utilizzare “materiali personali”, che sono passati attraverso molte mani prima di giungere all’artista. Realizza dei plot, costituiti dall’accostamento di fotografie, documenti, disegni, scritte.

Per Der Prozess presenta dei lavori costituiti da vecchie immagini, tra cui scene di guerra su alcune delle quali interviene pittoricamente, come quella in cui ritrae dei soldati su una corazzata.
Anche in Tweedy un richiamo stringente al romanzo di Kafka, nel presentare una fotografia di una fredda aula di tribunale.

 

Valentina Bucco

Luca Frei / Gruppo parole e immagini
installation view

Ian Tweedy
Monument # 3,
Wall Drawing