Flavio Paolucci  

Flavio Paolucci
10 dicembre 2009
– 27 febbraio 2010



Comunicato stampa
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Lo Studio Dabbeni presenta una mostra personale dell’artista Flavio Paolucci (Torre, Cantone Ticino, 1934). Un’immagine, a cui egli ha dato rappresentazione in molti suoi lavori, suscita un profondo fascino sull’artista: si tratta della visione di una casa abbandonata, in fondo alla valle, in cui tra i ruderi logori, i lacerti di muro, ha preso il sopravvento la natura. In un’opera, esposta in galleria, dei rami di albero, bronzei, emergono dal tetto scoperchiato di una piccola casa in rovina. Non sono paesaggi terrestri. Sono paesaggi dell’anima.


Flavio Paolucci
L'ultima luce
2009
cm 187 x 107
Legno, carta, colore e cordicella

Flavio Paolucci
La linea separa le forme
2009
cm 187 x 107
Legno, carta, colore e cordicella

Flavio Paolucci vive da sempre un rapporto intimo con la natura. La natura prevale; l’artista pensa che “quandol’uomo abbandona, è lei a dominare”. Egli ha compiuto una scelta di vita: risiedere a Biasca, in Ticino, radicato alle sueorigini. In un atelier posto ai piedi della montagna, in cui laluce penetra dalle enormi vetrate, l’artista lavora instancabilmente, dando rappresentazione alle sue visioni.

 

Negli spazi dello Studio Dabbeni i lavori sembrano ruotare attorno ad un nucleo, un’opera che costituisce il cuore pulsante della mostra, posta nella sala centrale della galleria. Essa è costituita da un tronco bronzeo, grande, nodoso, possente, anche se ormai quasi caduto o deposto a terra: è, infatti, appoggiato all’estremità superiore di una cornice (di bronzo) che mostra entrambe le facce, costituite da due superfici specchianti. Al suolo, di fronte ad ognuno degli specchi, sono poste due esili foglie (una per lato), anch’esse bronzee.

Flavio Paolucci
I fiori spaventati lasciano le foglie
2009
cm 107 x 187
Legno, carta, colore e cordicella

L’artista, in questo lavoro, dà forma ad un tutto, costituito da eterogenei elementi che cuce insieme a filo doppio: il tronco, la cornice, gli specchi, le foglie. Ma la visione nasconde un passaggio ulteriore: l’immagine viene scomposta e frammentata dagli specchi.
Le opere di Flavio Paolucci richiedono allo spettatore di essere contemplate in silenzio, a lungo, per essere davvero percepite. La congiunzione di diversi elementi compositivi è una caratteristica evidente del linguaggio dell’artista.

Flavio Paolucci
Frammentazione
2008
Bronzo e specchio

Paolucci posa i propri oggetti, come fossero creature, su delle basi che pone a ridosso della parete ad una certa altezza, in legno o in vetro, simili a mensole, che tracciano idealmente la linea di un orizzonte o di un paesaggio. Esse accolgono i singoli elementi che formano l’opera, e la fissano a parete. In mostra, su una di queste mensole, un’altra casa, in cui un raggio di sole, bronzeo, penetra obliquamente. Si tratta spesso di brani desunti dalla natura. “Io non penso che sia possibile tradire la relazione tra la natura e l’uomo, che in ultima analisi ha origine dal giorno e dalla notte, attraverso la vita e la morte, ma che costantemente si rinnova” (Flavio Paolucci).

Flavio Paolucci
Le gianette dell'artista
2009
cm 300 x 127 x 47
Bronzo, marmo e ottone

Prevale, in questi lavori, il gesto, la cura con cui da sempre l’artista tratta ogni singolo elemento facente parte delle sue composizioni, il controllo e la concentrazione di chi si è sottratto ai ritmi incalzanti imposti dalla società, per vivere appartato in un luogo suo.
La mostra si era aperta, nella prima sala della galleria, con una serie di tre grandi carte caratterizzate da una sostanziale uniformità degli sfondi. Il loro senso è stato spiegato da Flavio Paolucci: l’artista ha voluto dare rappresentazione ad un’ultima luce, alle ultime tracce di un bagliore, che ci si lascia alle spalle prima di addentrarsi nell’oscurità: un’esperienza che può essere vissuta fisicamente e idealmente.

Flavio Paolucci
Nella rovina vegeta la natura
2009
cm 62 x 148 x 14,5
Bronzo e legno

Nei suoi rigorosi e rarefatti lavori su carta, che si trovano esposti in punti diversi della galleria, Paolucci tocca esiti in cui la perfezione formale appare quasi matematica. La carta, insieme al legno, è da sempre uno degli elementi più amati e utilizzati dall’artista.

Flavio Paolucci
L'ottavo lato
2009
cm 103 x 100 x 42
Vetro, legno e ottone

Si era cimentato, in passato (a partire dalla fine degli anni ’70), a rivestire di strati di carta e colla i suoi legni, trovati nei boschi intorno alla casa, al limitare di Biasca. Aveva così ottenuto su questi legni naturali, una sorta di pelle, dai suggestivi colori del sottobosco e delle rocce, che aveva fatto parlare Harald Szeemann, in un suo saggio dedicato all’artista datato 1987, di “membrane di carta tesa e intessuta”, riconoscendone il carattere di pelle, epitelio, derma (“Dalla pelle al corpo – andata e ritorno” era il titolo del testo).

Szeemann, nel suo saggio, aveva ipotizzato una conversione graduale del “pensiero dai tratti precisi dell’artista in un linguaggio fluttuante, capace di trasportare ed accentuare delicatamente il vago”. E, a tanti anni di distanza, in questo giudizio può trovarsi qualcosa di valido se si osservano i delicati lavori installativi a parete, che si collocano all’interno degli spazi della galleria, in dialogo costante con la terza dimensione. Sono opere che paiono come sospese nel tempo.
Io trovo che i lavori di Flavio Paolucci siano densamente romantici, ma di un romanticismo puro.

Valentina Bucco

 

Inaugurazione
Giovedì 10 dicembre ore 18.00

Durata
10 dicembre 2009
– 27 febbraio 2010

Orari
martedì - venerdì
09.30 - 12.00 14.30 - 18.30
sabato
09.30 - 12.00 14.30 - 17.00
domenica e lunedì chiuso