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Gabriele Basilico
Comunicato stampa |
Lo Studio Dabbeni presenta la sua seconda mostra personale del fotografo Gabriele Basilico, in cui viene riproposto il corpus di opere dell’artista intitolato “Milano. Ritratti di fabbriche, 1978-1980”, un documento importante per comprendere pienamente la fotografia di architettura in Italia. |
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Gabriele Basilico |
Le fotografie presentate costituiscono, infatti, l’esordio di Basilico come fotografo d’architettura, dopo un breve momento iniziale in cui si era dedicato alla fotografia di reportage. In queste immagini l’artista sceglie di sottolineare l’identità industriale di Milano, la sua città. Secondo la definizione del fotografo, si tratta di veri “ritratti”. Infatti l’autore paragona spesso la città a un organismo vivente: “… Ci sono edifici che grazie alla sapienza di chi li ha progettati e alla visione di chi li fotografa, svelano una forma antropomorfa. |
Nelle architetture sono nascosti occhi, nasi, orecchie, labbra, volti che aspettano la parola …”(1985). Di questo organismo egli si sente parte: “… La città è un organismo che respira e si espande sopra di noi come un mantello protettivo che ci abbraccia e ci confonde allo stesso tempo. Questa città mi appartiene e io appartengo a lei, quasi io fossi un frammento fluttuante dentro il suo immenso corpo…”(1999). L’artista, nel puntare l’obiettivo verso questi oggetti industriali, ne sottolinea il silenzio: privi della presenza di persone come in una condizione di sospensione del tempo. |
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Il suo vuole essere un ritratto di questo corpus, il paesaggio contemporaneo, che nel pensiero del fotografo è dotato di vita autonoma, ma soprattutto è capace di suscitare in chi guarda un’emozione intensa, degli affetti veri. Basilico percorre questo paesaggio attraverso lo sguardo rigoroso dell’obbiettivo fotografico: in tal modo egli tenta di comprenderlo, e allo stesso tempo di sondarne i limiti. Riprende una Milano in cui l’architettura si presenta, filtrata dalla luce, in modo scenografico e monumentale. |
Le immagini nascono attraverso “un’operazione di astrazione, di isolamento, di assenza” (1992). Si potrebbe scorgere un riferimento alle fotografie di Berndt e Hilla Becher, nell’essenzialità, nella descrizione oggettiva, nel recupero dell’architettura industriale, e nell’attribuire dignità estetica al mondo produttivo. Ma Basilico alla fine non si lascia sedurre fino in fondo dalla serialità e catalogazione sistematica presente nell’opera dei grandi maestri tedeschi. Il fotografo afferma che per lui gli accostamenti delle singole immagini avvengono anche e soprattutto per un principio di “familiarità”. |
Se si deve trovare un riferimento nella purezza di forma e nella luce che sottolinea la plasticità degli edifici, il richiamo ci riporta alla stagione della pittura Metafisica, in particolare all’opera di Mario Sironi. In“Ritratti di fabbriche”, vi è un rapporto affettivo con la cultura dell’industria, che ha dominato tutto il Novecento e che ora volge al termine, e che egli vive con la commozione e la coscienza di una cosa perduta. |
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Inaugurazione |
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