Giulio Paolini  |  Biografia

Giulio Paolini ritorna spesso con il pensiero al suo primo lavoro: Disegno geometrico, del 1960 , una tela dipinta a tempera su cui aveva tracciato la squadratura della superficie.

È interessante rifarsi alle “note di lavoro”, in cui l’artista descrive la propria ricerca: “Disegno geometrico è lontano nel tempo ma sempre visibile in trasparenza in tante mie opere fino ad oggi. Parlo della facoltà dell’immagine di assentarsi, di evadere da quel quadro lasciando però percepire il tracciato lineare, la squadratura, in modo da consenti-re alla tela di respirare, di evocare ogni altra immagine che, virtualmente possa affiorare in superficie”1.

Dirà anche: “Disegno geometrico sembra ancora costituire la falsariga, segreta e invisibile, seppur avvertibile, del mio lavoro”2. L’artista, spesso avvicinato all’Arte Povera, ma legato più strettamente all’ambito concettuale, intraprende un’indagine complessa sugli strumenti del fare artistico:“L’enigmaticità degli strumenti obbliga alla loro lettura come soggetto ineffabile. Il quadro cessa di trasmettere un’immagine e diventa una presenza muta, rappresenta cioè gli elementi stessi con cui si costituisce”3.

Altro elemento che contraddistingue il suo operare è l’attingere alla Storia dell’Arte come ad un coacervo di immagini, antiche o recenti, che l’artista cita, riproduce o frammenta, nel tentativo di far affiorare quell’ immagine sconosciuta, che sfugge costantemente ad una definizione.

Le opere di Paolini costituiscono una sorta di “teatro dell’evocazione”, nel rappresentare figure mitologiche, memorie. L’artista utilizza la fotografia, il collage, i calchi in gesso, realizzando scenografie complesse, in cui gli elementi vengono ripetuti, accostati, oppure uniti da sovrapposizioni, incastri, o ancora dispersi a partire dal centro della composizione.

Una riflessione importante, compiuta da Paolini, è quella del ruolo dell’artista, dell’autore. Un ruolo che egli considera secondario rispetto al valore dell’opera; un ruolo “di attore, o servo di scena, nell’inesauribile e grandioso spettacolo della Storia dell’Arte” 4: “L’artista, io credo, non abita lo spazio ma il tempo. È l’opera, non l’autore, a prendere via via senso e significato nello scorrere del tempo…L’autore deve dunque sempre ritornare alla sua opera perché è l’opera a essere immobile e perfetta, inafferrabile, sospesa nel tempo: per questo mi affanno a cercarla ogni volta” 5.

Note
1
Giulio Paolini in “Giulio Paolini 1960-1972”, a cura di Germano Celant, catalogo della mostra tenutasi alla Fondazione Prada, s.p..

2
Giulio Paolini in “Giulio Paolini 1960-1972”, già cit., p.15.

3
Giulio Paolini in “Giulio Paolini 1960-1972”, già cit., p.46.



4
Giulio Paolini in “Fuori programma”, a cura di Giacinto Di Pietrantonio, catalogo della mostra tenutasi alla GAMeC-Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, 6 aprile-16luglio 2006, p.9.

5
Giulio Paolini in “Fuori programma”, già cit., p.27.